itinerario spirituale nel mondo greco
HELLENISMOS - Firenze
2004
titolo originale:
JH movnwsh wJ" sunomiliva
Atene 2003
Traduzione a cura di ©Mauro Giachetti
§ 1. Il corpo abita nell'anima. L'anima è immortale.
Con l'estro dell'amore cattura il corpo per riuscire, tramite esso, a penetrare
nel mondo. L'anima immortale sale sul corpo mortale, lei sola, solo il corpo,
e l'uomo è generato solo e compare nel mondo, che esiste, affinché
anch'egli esista.
Se non sei solo e se non vieni solo, non puoi essere uomo. E se non senti
con tutte le tue capacità e con tutte le tue facoltà il tuo
isolamento come principio dell'esistere, non riuscirai a vivere nel mondo
come uomo che procede sin dalla sua nascita verso il proprio esodo, destinato
ad andarsene. La vita intera costituisce un prodigioso evento di solitudine,
un evento di assenza. Tale assenza viene vissuta come sospensione dell'essere
nel tempo che termina con la morte, allorché viene suggellato l'isolamento
dell'essere.
L'anima esiste superba nella propria solitudine, perché questa è
la sua condizione. Il corpo prigioniero, chiuso in ogni sua parte, si schiude
in un determinato momento inviato da Dio e respira nell'amore. Si schiude
come in un baleno per chiudersi presto di nuovo. Ritorna nel suo stato di
isolamento. E lì il tempo si mette a scavarlo.
§ 2. Allo stesso modo in cui il corpo si anima, così anche l'anima
si incarna. Quali strumenti di questa misteriosa aggregazione esistenziale
operano la mente e il cuore, organi equilibratori dell'uomo che gli permettono
di dilettarsi del singolare piacere della vita. Si compiace di vivere ed esulta
quando prende coscienza di questo evento ineffabile: è venuto, esiste
nel mondo e sa – persino quando la vista stessa lo irride con l'alito
dell'immortalità che gli dona – che dovrà andarsene da
esso in maniera inappellabile. Eppure qui il piacere di esistere cresce spesso
sino a diventare illusione. Qui, la gioia dell'unione con l'altro; là,
l'esodo e la resurrezione. Non il suo ritorno nel mondo. Il mutamento radicale
del corpo. Una nuova, incomprensibile unione entro la verità, entro
la vivificazione della memoria. Perché la memoria dell'esistere nel
mondo ci accompagna anche dopo la morte, cristallizzazione dell'essere temporale
nell'iper-tempo, il suo totale schiudersi al mistero.
§ 3. L'espressione nella Genesi «ouj kalo;n
to;n a[nqrwpon movnon ei\nai» [Non è bene che l'uomo sia
solo. Genesi, 2, 18. N. d. T.] non può, credo, significare che il Creatore
monologhi mentre esamina la Creazione e considera le Proprie divine intenzioni.
Dio non «fallisce», non «sbaglia». Il «non è
bene» non significa che è, senz'altro, logicamente «male»
– così come il «non è male» non è necessariamente
«buono». Il «non è bene» allude al drammatico
isolamento rispetto all'altra persona, il tragico isolamento in rapporto a
Dio.
Il Creatore, mentre creava a coppie gli animali e gli uccelli perché
aumentassero e si moltiplicassero, allo stesso modo, creando la persona-uomo,
entro l'inflessibile «logica» della Creazione, plasmò anche
la persona-donna. La «logica» della Creazione non abroga la «logica»
della autonomia, dell'isolamento della persona – sia dell'uomo che della
donna. Dio non giace nel tempo, perché anche il tempo è una
creazione di Dio. Per Lui non esiste il «dopo» temporale in cui,
nella Genesi, viene posta la creazione della persona-donna. E tuttavia sia
il «prima» che il «dopo» non confutano, ma confermano
l'isolamento della persona. Così come la «logica» della
coppia amorosa giace entro l'estro creatore di Dio, così anche la solitudine
dell'essere, la chiusa intimità della sua esistenza nel mondo.
Questa intimità chiusa viene offerta dai coniugi che compongono la
sacra zattera del matrimonio. La offrono anche gli amanti come uscita appassionata
dalla loro autosufficienza esistenziale. Ma i coniugi, dal momento del loro
rituale salire sulla zattera del matrimonio, sino alla loro solitaria dipartita
dal mondo, quante situazioni di isolamento vivono! Quanti interrogativi segreti
alla radice della stessa esistenza, quante aporie e quanti timori. E quanti
dolori solitari del corpo, pene dell'anima, terrori della mente, che anche
quando riescono a essere divisi con l'altro, continuano a essere situazioni
ed eventi dell'uomo solo, chiuso. I silenzi della coppia costituiscono silenzi
di isolamento insondabile, di indipendenza esistenziale, di riconoscimento,
di accettazione del mistero della solitudine degli esseri. Perché il
carattere esistenziale della coppia è orizzontale, è il carattere
del mondo, mentre l'isolamento esistenziale è verticale, innato alla
condizione dell'uomo, quella veramente tragica, come relazione di morte con
Dio, rapporto di resurrezione.
Prima del suo costitutivo isolamento come essere, si eleva l'amore che lo
portò nel mondo. La solitudine dell'uomo e quella della donna collaborano
nell'amore per creare la solitudine di un nuovo individuo: la solitudine del
neonato, dell'infante, del bambino, la solitudine che spaventa, la solitudine
dell'efebo. Chi ha vissuto nel mondo senza provare il susseguirsi di queste
solitudini che si sono susseguite imbevendo l'esistenza di una profondissima,
inquieta aporia (nel duplice significato della parola)? Una aporia come misteriosa
contraddizione rispetto al mondo affollato e rumoroso, come principio di un
terrore inavvertito che solo il sonno acquieta?
§ 4. Il sonno funziona come una provvisoria fuga dalla solitudine della
veglia, come rifugio in una regione in cui l'esistenza sviluppa inconsciamente
una vita parallela, talvolta subordinata, talvolta coordinata nel tempo, e
in cui i veli dei sogni svelano una realtà misteriosa, fugace. E questa
realtà scivola, si frantuma cercando di aggrapparsi alla memoria che
rimane aperta e disponibile anche nel sonno. Ed è pronta a trattenere
o abbandonare a un improbabile inabissamento – verso dove? – tutto
ciò che l'uomo ha vissuto nel suo sonno completamente da solo. Anche
se vive insieme a qualcuno, anche se dorme con qualcuno, egli penetrerà
nel sonno completamente solo.
Tuttavia gli avvenimenti del sonno, che la memoria tira su – a volte
interi, a volte come frammenti – da quelle misteriose paludi in cui
l'esistenza era sprofondata completamente sola, segnano di tanto in tanto
la vita, la influenzano, la incrinano oppure la sovvertono. (Gli antichi tragici
greci e Shakespeare cristallizzarono in maniera sconvolgente i frutti immateriali
del sonno, i sogni che guidano, i sogni che predicono, i sogni che sovvertono
la realtà della veglia, i sogni imperiosi). L'uomo percorre il tempo
che gli è dato tra veglia e sogno. Dio è il grande Datore di
tempo. Dove conducono le segrete, solitarie vie dei sogni l'uomo non lo saprà
mai. Sa che nel sonno egli è penetrato completamente solo e che si
sveglia solo. Anche quando accanto a lui giace la persona amata.
Traduzione a cura di ©Mauro Giachetti